Lo Studio Legale Cetraro si occupa di contenzioso nei confronti delle banche avente ad oggetto la ripetizione delle somme illegittimamente ed indebitamente richieste al correntista a titolo di “interessi anatocistici” e di “commissioni di massimo scoperto.” 

Chiunque abbia intrattenuto con una banca rapporti di conto corrente, usufruendo di apertura di credito con saldi passivi, dal 1950 sino al 2000, ha sicuramente subito illeciti addebitamenti di interessi anatocistici.

In questi casi, lo Studio offre consulenza ed assistenza al fine di ottenere il rimborso dalle banche delle somme abusivamente trattenute da quest’ultime.

La procedura che viene seguita in questi casi, prevede un primo esame degli estratti conto mediante una perizia econometrica - tecnico contabile da parte di un consulente, il quale sarà in grado di valutare l’ economicità e l’utilità per il cliente di procedere nel contenzioso.

Segue la diffida alla banca e, in seguito, decorsi 30 gg. senza che la banca abbia dato alcuna risposta o abbia fornito una risposta insoddisfacente, si procederà con la mediazione obbligatoria ai sensi del D.lgs n.28/2010.

In caso di mancato accordo si citerà in giudizio l’istituto di credito.

È possibile richiedere all’istituto di credito il rimborso di quanto illegittimamente trattenuto dalla banca, nel caso in cui il conto corrente non sia ancora chiuso o sia stato chiuso entro gli ultimi dieci anni; occorre, ovviamente, che il correntista abbia conservato gli estratti conto trimestrali.

“Per illegittima applicazione di interessi bancari anatocistici, si intende la pratica di addebitare gli interessi passivi, relativi a somme date a credito al correntista, con scadenza trimestrale. Tali interessi, riportati trimestralmente sull’estratto conto del cliente, assumono veste di capitale in modo da produrre a loro volta interessi passivi.”

La giurisprudenza di legittimità per molti anni ha avallato la pratica delle banche di applicare interessi anatocistici, fino a quando, cambiando orientamento ha sancito l’illiceità del sistema.

Cass., Sent. n. 2374/99; Cass., Sent. n. 3096/99; Cass., Sent. n. 12507/1999: “gli usi sottostanti alle clausole di capitalizzazione degli interessi sono usi negoziali, in quanto manca l’elemento psicologico dell’uso normativo, costituito dalla spontanea adesione ad un precetto giuridico.(…)Si osserva, infatti, che i clienti sottoscrivono le clausole dei conti correnti bancari non perché ritenute conformi a norme dell’ordinamento, bensì in quanto imposte dagli istituti di credito nell’ambito delle condizioni generali di contratto predisposte dai medesimi istituti, in conformità delle direttive dell’A.B.I., l’adesione alle quali costituisce di fatto la condizione per accedere ai servizi bancari.”

Non trova, dunque, più accoglimento l’impostazione giuridica sostenuta dalle banche secondo cui, in presenza di un uso normativo, in vigore da anni, gli istituti potevano derogare al disposto dell’art. 1283 c.c.: “In mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi scaduti da almeno sei mesi”.

A seguito del mutamento giurisprudenziale il legislatore è intervenuto a regolare la fattispecie dell’anatocismo con il Decreto legislativo n. 342/1999, in base al quale (art. 25) veniva affidata ad una delibera del CICR il compito di stabilire le modalità e i criteri per la produzione di interessi anatocistici.

In base a tale delibera, entrata in vigore il 22 aprile 2000, la capitalizzazione degli interessi era consentita, a determinate condizioni, solo per i contratti stipulati da Maggio 2000; per quelli già in essere era previsto l’adeguamento delle condizioni.

A conclusione dell’ annosa diatriba giudiziaria, si è pronunciata la Suprema Corte a Sezioni Unite che ha definitivamente respinto gli assunti delle banche.

Cass., Sent. n. 21095/2004: “Si respinge l’assunto secondo il quale, per tutto il periodo antecedente al 1999, sarebbe esistita una diffusa opinio iuris, e quindi un vero e proprio uso normativo, che avrebbe legittimato l’applicazione degli interessi anatocistici. (…) Gli usi contrari, suscettibili di derogare al precetto del 1283 C.C., sono non i meri “usi negoziali” di cui all’art. 1340 C.C. , ma esclusivamente i veri e propri “usi normativi”, di cui agli art.1 e 8 disp. prel. C.c., consistenti nella ripetizione generale, uniforme, costante e pubblica di un determinato comportamento (usus), accompagnato dalla convinzione che si tratta di un comportamento giuridicamente obbligatorio, in quanto conforme ad una norma che già esiste o che si ritiene debba far parte dell’ordinamento giuridico ( opinio juris ac necessitatis) .”

Tribunale di Vicenza, Sent. n. 918 del 11 maggio 2016: “Il termine di prescrizione decennale entro cui il correntista può proporre azione di ripetizione dell'indebito contro la propria banca a causa della applicazione di interessi non dovuti, decorre dalla data di chiusura del conto e non da quella in cui è avvenuto il singolo pagamento nel corso del rapporto di conto corrente.”

Tribunale di Ferrara, Sent. n. 528 del 30 maggio 2016: “La banca che consiglia un investimento speculativo senza informare il cliente dei profili di rischio deve risarcire il danno consistente nell'esborso delle somme impiegate per l'acquisto del prodotto finanziario, detratti il valore attuale dei titoli e le eventuali cedole pagate.”

Stante, dunque, il mutato indirizzo giurisprudenziale, è evidente che tutte le somme percepite illegittimamente dagli istituti di credito negli anni precedenti al 2000 devono essere restituite ai correntisti.

Occorre precisare che recentemente le banche hanno fatto pressione al fine di ottenere una legge che, limitando i termini di prescrizione, rendesse di fatto impossibile l’azione di recupero da parte dei correntisti.

Veniva così emanata un’apposita norma, definita “SALVA BANCHE” (art.2, comma 61 D.l. 225/2010, c.d. Milleproroghe, convertito nella Legge n.10/2011), la quale prevedeva che il termine prescrizionale dell’azione di recupero nei confronti delle banche decorresse dal giorno dell’addebito e non, come aveva stabilito la Corte di Cassazione dal giorno di chiusura del conto .

Tuttavia, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 78 del 5 Aprile 2012, ha abrogato la succitata norma in quanto emanata in violazione dell’art. 3 e 117 Cost.

Questa importante sentenza ha aperto la strada per i clienti delle banche di richiedere la restituzione di tutti gli interessi anatocistici, andando anche a ritroso nel tempo fino all’ordinario termine di prescrizione decennale, rendendo ancora possibile, nei casi in questione, agire per la salvaguardia dei propri diritti.

Lo Studio Legale Cetraro ci occupa, inoltre, della gestione e del Recupero dei crediti insoluti. In questi casi, lo Studio segue una procedura molto rigorosa, finalizzata alla rapida realizzazione delle pretese creditorie; infatti, a seconda del tipo di credito vantato, si instaura l’azione legale più opportuna:

    • Azione ordinaria

 

  • Ricorso per decreto ingiuntivo

 

 

  • Atto di precetto

 

 

In caso di mancato pagamento, il cliente sarà assistito anche nelle eventuali fasi esecutive:

    • Pignoramento

 

  • Esecuzione mobiliare ed immobiliare

 

  • Ricorso per dichiarazione di fallimento

 

  • Istanza di ammissione allo stato passivo

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